Francesco Cossiga

Francesco Maurizio Cossiga rappresenta una delle menti più brillanti, complesse e controverse dell'Italia repubblicana, culminando la sua straordinaria parabola politica con l'elezione a ottavo Presidente della Repubblica Italiana (1985-1992). Entrato giovanissimo nella Democrazia Cristiana, si è guadagnato l'appellativo di "ministro di ferro" per la sua conduzione rigorosa dell'ordine pubblico in qualità di Ministro dell'Interno durante i drammatici Anni di Piombo. Il suo mandato ministeriale coincise con la crisi più profonda della Repubblica, culminata con il sequestro di Aldo Moro. Conclusa la fase di stabilizzazione come Presidente del Consiglio e del Senato, la sua presidenza della Repubblica passò alla storia nella sua seconda fase per le celebri "picconate", in cui tentò di destrutturare un sistema partitico ormai inadeguato ai mutamenti geopolitici globali.

L'interazione tra Francesco Cossiga e l'Ateneo di Sassari costituisce il paradigma dell'eccellenza giovanile precocemente sbocciata nelle aule turritane. Cossiga compì i suoi studi con una rapidità prodigiosa: si laureò in Giurisprudenza all'Università di Sassari all'età di diciannove anni e mezzo, ottenendo il massimo dei voti e la lode grazie a un'acuta tesi intitolata "Le immunità nel diritto penale". Questo straordinario successo da studente si tradusse in una subitanea e prestigiosissima carriera accademica. Cossiga divenne infatti professore di Diritto Costituzionale proprio nell'Ateneo sassarese, formando intere generazioni di futuri magistrati e funzionari pubblici. Il legame con l'istituzione universitaria sassarese non fu una semplice parentesi, ma l'alveo in cui forgiò la finissima dottrina costituzionale che avrebbe poi brandito per decenni nelle più alte aule parlamentari.