Ignazio Floris, Università di Sassari, su Sky Tg 24

Storica invasione di cavallette in Sardegna

Lunedì, 1 Luglio 2019

In Sardegna è dall’anno 1946 che non si assiste più alle grandi invasioni di cavallette su vaste superfici che coprivano centinaia di migliaia di ettari di terreno. Da allora, tuttavia, il fenomeno non si è interrotto e, periodicamente, le pullulazioni di questi insetti ortotteri si ripetono interessando estensioni più limitate dell’ordine delle migliaia di ettari. Quest’anno, si stima che le cavallette abbiano infestato circa 2mila ettari, soprattutto nella zona del Nuorese, e circa una ventina di aziende rischiano di essere messe in ginocchio da questo fenomeno.

Gli esperti Ignazio Floris e Luca Ruiu, due dei nostri docenti di entomologia del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, sono stati intervistati da diversi mezzi di comunicazione, locali e nazionali, per parlare di questo evento, principalmente in relazione alle cause e alle possibili soluzioni.

Scientificamente chiamato Dociostaurus maroccanus, questo insetto “rispetto al passato si manifesta in forma eclatante solo sporadicamente e su superfici relativamente limitate”, afferma Floris sul quotidiano "La Stampa". Ciò nonostante, come spiega il professore, grazie alla meccanizzazione dell’agricoltura iniziata a metà degli anni '40 e pure all’introduzione di alcuni antagonisti oofagi (quelli che mangiano le uova), si è fermata l’invasione delle cavallette.

Quindi, secondo Floris, sono due i motivi o le cause di questa infestazione: il primo colpevole sarebbe il cambiamento climatico visto che può influire creando condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo e la riproduzione di questi insetti e le sue uova. La seconda causa, e non meno importante, è l’abbandono delle campagne e i terreni incolti che favoriscono lo sviluppo di questi animali.

Il problema inoltre, come dichiara su "La Repubblica" Luca Ruiu, è che una volta che le cavallette diventano adulte e volano, lo sciame non si può fermare. L’entomologo dell’Università di Sassari concorda con Ignazio Floris: “per prima cosa occorre fare un accurato monitoraggio per seguire lo sciame e vedere dove sarà la deposizione delle uova”.

Floris valuta anche l’introduzione di animali esterni all’ecosistema per combattere le cavallette come è stato fatto con successo nel passato, ma afferma: “Con le norme europee che risultano particolarmente restrittive, sarebbe un processo più complicato”, dovuto alla valutazione dell’impatto sull’ambiente e su altre specie autoctone.

Da parte sua, Luca Ruiu scommette sulla prevenzione che, di fatto, “viene stabilita per legge”, assicura facendo riferimento a una legge (la 987 del 1931) che prevede il controllo delle aree di possibile ovideposizione, la segnalazione ai consorzi fitosanitari o ai competenti Servizi provinciali dell’agricoltura. Per questo, Ruiu chiede una migliore organizzazione tra organismi rispetto alle competenze e interventi perché, come afferma: “per fare prevenzione serve una rete di comunicazione corretta”.

Il professor Ignazio Floris è stato poi intervistato da Sky Tg 24: un lungo speciale di Francesca Smacchia è andato in onda il 30 giugno 2019.

Javier Budi Garrido