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Riprendono gli scavi a Bisarcio

Lunedì, 20 Settembre 2021

Sono iniziate le indagini della nona campagna di scavo nel sito medievale presso la Basilica di Sant’Antioco di Bisarcio in Ardara, condotte dal prof. Marco Milanese.

Imperniata sulla forma dello scavo didattico fra le Università di Sassari e Valencia, la campagna ha la particolarità della condivisione con il pubblico, essendo il sito di scavo aperto al pubblico e all’interscambio diretto con gli archeologi.

Come afferma il prof. Milanese, Bisarcio è un sito di grande rilievo per la sua storia che ci riporta nel cuore della Sardegna Giudicale. Tra gli obiettivi della ricerca c’è infatti anche quello di capire l’organizzazione della sede vescovile nelle sue diverse parti (cattedrale, residenza dei canonici e del vescovo), portando il complesso fuori dall’idea di essere soltanto una “cattedrale nel deserto”.

Intorno alla basilica sono già stati portati alla luce i resti della canonica, dove si riuniva il “Consiglio del Vescovo”, coadiuvandolo nell'amministrazione dei beni della diocesi ma gli scavi hanno fatto emergere, a pochi metri dalla basilica, i resti di un grande villaggio, i cui abitanti, si stima, fossero circa 1200.

Con gli scavi si lavora anche nell’area del cimitero, nel quale venivano sepolti gli abitanti del villaggio;  ciò permette di fotografare lo stato di salute della popolazione dell’epoca. I resti rinvenuti nel cimitero permettono di conoscere molti aspetti degli individui sepolti, come le patologie, l'alimentazione, le cause della morte, l'età e il sesso, le attività lavorative svolte. È dimostrato, dunque, che all’ombra del vescovo esisteva una popolazione variegata socialmente. 

Il progetto è quello di proseguire gli scavi e di attivare le ricerche anche nel villaggio, accomunando un obiettivo di sviluppo scientifico con quello di incremento del lavoro e di ritorno turistico-culturale. 

La campagna, finanziata dalla Fondazione di Sardegna, sostenuta dal Comune di Ozieri, in sintonia col Ministero della Cultura e con la sorveglianza della Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro, ha ricevuto il contribuito di alcune aziende del territorio (San Martino, Caseificio Pietro Cadau, Agrisun).