Il cane Fuego con Ludovica, Benedetta e Filippo, studenti di Medicina veterinaria Uniss

Il cane Fuego vivrà

Giovedì, 18 Aprile 2019

Il cane Fuego vivrà. L’annuncio arriva direttamente dai medici dell’Ospedale didattico veterinario dell’Università degli Studi di Sassari, che si stanno occupando di lui dal 2 aprile.

Due settimane di passione e di cure che a dir la verità non si sono ancora concluse. “Ci vorranno ancora 2-3 settimane di trattamento, in particolare per le ustioni”, spiega la Direttrice sanitaria della struttura, la professoressa Maria Lucia Manunta. Quando Fuego è arrivato in ospedale, praticamente su ogni parte del corpo aveva estese bruciature, frutto della cattiveria umana: sull’inguine, sul dorso, sul naso e sulle orecchie; il fuoco ha anche cancellato i suoi baffi. Grazie alla collaborazione degli specialisti del Centro Ustioni dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, che lo seguono fin dall’inizio, molte ustioni si stanno risolvendo: sull’inguine è già comparso il tessuto cicatriziale, e così piano piano sul resto del corpo. La zona più critica è il collo, ma nel complesso le condizioni sono stabili e i miglioramenti sono evidenti.

Reagisce bene alle terapie e ogni giorno fa un passo in più verso la guarigione. Ormai si alimenta da solo e fa brevi passeggiate nel giardino dell’ospedale. Continuiamo con i liquidi, gli antibiotici e gli analgesici, ma riducendo gradualmente le dosi”. Il meticcio, giovane adulto di circa un anno, è completamente avvolto in un bendaggio che serve a far penetrare le pomate nella pelle e che contribuisce a scaldarlo. Uno degli effetti collaterali è infatti il freddo percepito dall’animale: “E' come se fosse nudo”, affermano i veterinari.

Sulla gabbietta di Fuego, oltre al foglio delle terapie compilato meticolosamente, compare una bustina di “caramelle”, crocchette sfiziose che il cagnolino ha ricevuto in dono nel corso di una avvincente gara della solidarietà che continua tuttora. “Tantissime persone ci chiedono come possono contribuire, e noi diciamo che bastano pomate cicatrizzanti e un po’ di cibo”. Eppure c’è chi vuole fare di più: offrire un contributo in denaro e adottare Fuego.

I contributi volontari in denaro vengono convogliati attraverso una specifica raccolta che l’Università di Sassari – nel rispetto della normativa vigente - ha aperto anche per potenziare le attività di didattica e di ricerca del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Ateneo.

Numerosissime le richieste di adozione provenienti da tutta Italia: è stata superata da poco quota 80 e si viaggia verso il 100. “Se i fortunati fossero persone di questa zona, ci sarebbe il vantaggio di poter continuare a monitorare l’animale anche dopo l’adozione. Ma non decideremo noi: questo aspetto è gestito dal Comune di Sassari al quale stiamo trasmettendo i nominativi degli interessati”.

Per coloro che non riusciranno ad accogliere Fuego, tuttavia, il messaggio è chiaro: “Ci sono altri animali bisognosi di affetto e di cure”. Per esempio, c’è Prima, una cagnolina meticcia di pochi mesi completamente bianca, vittima di un investimento che pareva averla uccisa finché non ha prevalso l’istinto per la vita, sostenuto dalle competenti cure dei medici, degli specializzandi, degli studenti e delle studentesse che arrivano da tutta Italia a Sassari per studiare Medicina veterinaria.

Non solo Fuego, dunque, perché purtroppo il mondo degli animali maltrattati è vasto. Ma per fortuna anche l’universo di chi vuole aiutarli è in continua espansione.

Valentina Guido

ufficiostampa@uniss.it