Alessia Padre_Studentessa Università di Sassari

A casa con il ponte creato da Uniss

Martedì, 17 Marzo 2020

Sono sbarcati questa mattina, dopo mezzogiorno a Porto Torres, i 39 studenti e studentesse Erasmus partiti ieri notte da Barcellona con la nave GNV – Grimaldi Lines grazie al supporto dell’Università di Sassari. Una situazione non facile la loro, precipitata nel giro di poche ore, quando è parso chiaro che l’emergenza Coronavirus stava diventando una questione europea e non più esclusivamente italiana. La sospensione dei collegamenti in tutta Europa, la difficoltà di tornare in Sardegna, nel frattempo chiusa agli ingressi dall’esterno per far fronte all’aumento dei contagi, ha complicato ulteriormente il rientro a casa di chi era partito mesi fa per fare un’esperienza di studio all’estero.

Gli studenti hanno raggiunto Barcellona da tutta la penisola iberica nel rispetto delle normative sanitarie.
Il Rettore Massimo Carpinelli e l’Ufficio Relazioni Internazionali si sono attivati immediatamente coinvolgendo le autorità competenti e Eugenio Cossu, agente di GNV, che ha garantito il supporto della compagnia di navigazione. Non è stato semplice realizzare un ponte tra Barcellona e la Sardegna, ma alla fine, con caparbietà e determinazione, l’operazione è riuscita e finalmente gli studenti sono tornati nella propria terra. 

Ora comincia per loro un periodo di quarantena in isolamento totale per 14 giorni, così come impone la normativa per chi rientra dall’estero.

L'esperienza raccontata da una delle protagoniste

Studentessa Erasmus

Ha affrontato un viaggio di 7 ore in treno da Murcia a Barcellona, poi si è imbarcata sulla nave Grimaldi diretta a Porto Torres e finalmente stamattina dopo mezzogiorno è arrivata a casa. “Devo ringraziare l’Università di Sassari per avermi aiutato a tornare in Italia”. Lei è Alessia Padre, 20 anni di Olbia, iscritta al secondo anno di Economia e Management nell’Ateneo di Sassari, fino a ieri studentessa Erasmus all’Università di Murcia (Sud-Est della Spagna). Il periodo di studio all’estero è iniziato a settembre dello scorso anno e si sarebbe dovuto concludere a giugno 2020. Inutile dire che la pandemia Covid-19 ha segnato la fine di questa felice parentesi formativa, così come un po’ tutto in Europa e nel mondo.

Come era stata l’esperienza fino a quel momento?

Una bellissima esperienza di vita che aiuta a crescere e che mi ha consentito di aggiungere un’ulteriore lingua straniera al bagaglio culturale. Per il curriculum vitae, so che l’Erasmus è importante.

All’Università di Murcia come è andata?

Il sistema universitario in Spagna è diverso, perché non ci sono solo lezioni teoriche ma anche una serie di “pratiche” che prendono molto tempo, cioè compiti in materie come statistica, creazione d’impresa a e così via. Non posso certo dire che gli studenti Erasmus vengano aiutati: devono darsi da fare come tutti gli altri e non è stato semplice, ma sono riuscita a essere tra le migliori. Per me è importante laurearmi con un’ottima media.

Veniamo all’inizio dell’emergenza Coronavirus. Quando ti sei accorta che la situazione era grave?

All’inizio pensavo, sbagliando, che fosse solo un’influenza, perché questo era il messaggio che passava in Spagna. Due settimane fa i miei genitori mi hanno messo in guardia, chiedendomi di essere cauta e di non uscire, ma ancora in Spagna questa consapevolezza non c’era, tanto che all’università erano ancora in corso le lezioni. Ho dovuto constatare un atteggiamento non benevolo nei confronti dell’Italia, additata come responsabile della diffusione del virus. Da italiana all’estero, e da cittadina europea, devo dire che non è stato bello e mi ha fatto riflettere. All’improvviso a chiunque avesse un passaporto italiano era proibito spostarsi ovunque, anche nel caso in cui avesse trascorso gli ultimi mesi fuori dall’Italia. Ho desiderato tornare a casa mia, così come altri studenti Erasmus italiani in Spagna e Portogallo. Così ho scritto al dipartimento di Scienze economiche e aziendali per poter rientrare e loro mi hanno indirizzato all’Ufficio relazioni internazionali dell’Ateneo.

Hai avuto momenti di sconforto?

Sì, più che sconforto! L’Università di Sassari inizialmente si era attivata per farci rientrare con un volo tra Madrid e Roma Ciampino, poi invece si è trovata la soluzione di una nave Grimaldi in partenza martedì notte (ieri, ndr). Ma la Regione Sardegna ha bloccato gli arrivi, perciò abbiamo dovuto riempire un modulo per spiegare le motivazioni del viaggio, raccontare dove siamo stati nelle ultime due settimane e attendere un’autorizzazione. Devo ringraziare il personale dell’Ufficio relazioni internazionali dell’Ateneo che da giovedì scorso, in pochissimi giorni, ha risolto quello che stava diventando un problema grave. L’Università di Sassari ci ha supportato in ogni modo, rispondendo a ogni nostra domanda, non lasciandoci mai soli (siamo circa una quarantina). Ci rimborseranno anche il viaggio.

Sai già su cosa scriverai la tesi? E cosa vuoi fare dopo la laurea?

Sulla tesi devo ancora chiarirmi le idee perché non ho finito gli esami del secondo anno, ho bisogno di altro tempo per capire. Per il dopo, vorrei lavorare nel turismo in Sardegna, ma ho anche altri progetti che sto portando avanti parallelamente allo studio universitario.

Avremmo voluto chiedere ad Alessia se intende ripetere l’esperienza Erasmus durante il corso di laurea magistrale, ma aspetteremo un po’ prima di rivolgerle questa domanda.

 

 

Valentina Guido

ufficiostampa@uniss.it

 

Nave Grimaldi

Il viaggio si è concluso nel migliore dei modi.
Finalmente gli studenti e le studentesse che ne hanno fatto richiesta (in tutto 39 persone) hanno potuto far rientro nella propria terra e inizieranno il periodo di quarantena obbligatorio di 14 giorni. Restano all’estero in mobilità Erasmus ancora circa 470 studenti dell’Università di Sassari che hanno deciso, per il momento, di non tornare.

COMUNICATO STAMPA