da Venerdì, 25 Ottobre 2019 a Sabato, 26 Ottobre 2019
ore: 18:30
Mostra

Peter Fend. AFRICA-ARCTIC FLYWAY

Museo Nivola - Orani (NU)

Il museo Nivola ha il piacere di presentare la mostra AFRICA-ARCTIC FLYWAY, il primo importante progetto museale realizzato in Italia dall’artista americano Peter Fend (*1950). La proposta e l’installazione sviluppate specificamente per la Sardegna si basano su una quarantennale tradizione di attività artistiche collaborative proiettate nel “mondo reale”, cominciata con Jenny Holzer, Richard Prince, Coleen Fitzgibbon, Peter Nadin, Robin Winters e la Ocean Earth Development Corporation. 

La pratica collaborativa scaturisce dal desiderio di lavorare con clienti esterni al mondo dell’arte, beneficiando al tempo stesso di un nuovo tipo di pensiero artistico. I progetti sono stati utilizzati dall’Environment Program statunitense, da grandi canali giornalistici televisivi in tutto il mondo, da diverse organizzazioni statali, e sono state esposti in sedi artistiche internazionali come Documenta e le biennali di Venezia, Pechino, Sharjah e Osaka.
Ocean Earth ha il mandato legale di produrre “servizi di comunicazione”, quali analisi dei siti con dati satellitari, e “componenti architettoniche” per le città; piattaforme marine per l’energia e i pesci selvatici, e per la conversione dei rifiuti in materiali biolitici e megastrutture urbane leggere. Questo lavoro vuole rispondere a quelle che l’architetto rinascimentale Leon Battista Alberti considerava le quattro responsabilità dell’architettura: fornire le tecnologie che danno alla città aria pulita,  acque vive, facilità di movimento e difesa. 
AFRICA-ARCTIC FLYWAY, nato dall’esempio del lavoro dei Land artisti degli anni sessanta e settanta, affronta la necessità delle specie, in particolare gli uccelli, di migrare dall’Equatore ai Poli - in questa parte del mondo, lungo il tragitto dall’Africa Tropicale all’Artico Europeo. Nel passaggio attraverso il Mediterraneo, la Sardegna è un sito centrale. Tuttavia è messo a rischio dal consumo dei combustibili fossili, che è causa di caldo eccessivo e di siccità, e dall’occlusione del corso dei fiumi, che interrompe il ciclo metereologico e distrugge l’habitat.

Fend propone dei passi da compiere per porre fine a queste minacce. Le tecnologie e la mappatura del terreno che presenta sono tutte derivate dalla Land Art e dall’Arte Concettuale del secolo scorso. Il loro obiettivo è permettere alla popolazione della Sardegna di contare sulle proprie risorse per l’energia e il cibo - indipendentemente dalle imprese non locali e dalle industrie estrattive. 

A questo scopo propone due azioni principali, in linea con i ritrovati scientifici e le posizioni dei gruppi ambientalisti: primo, non accettare che il metano di origine fossile venga distribuito sulla base di contratti cinquantennali, dal momento che così non ci sarebbe riduzione delle emissioni dei gas-serra, con conseguente peggioramento della desertificazione e della siccità. Secondo, decostruire il gran numero di dighe che bloccano i flussi nutritivi e salini verso il mare, creano laghi stagnanti e poveri di ossigeno e danneggiano i cicli pluviali, e rimpiazzarle con ruote idrauliche ultraleggere. Tutte le soluzioni proposte sono state sviluppate nel corso di decenni, a partire da paradigmi tratti da  Marcel Duchamp, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Joseph Beuys e Carolee Schneemann.  

Nello spazio espositivo del museo, un ex-lavatoio pubblico, Fend espone una realtà tridimensionale: bacini di acqua salata, in cui sono tracciati gli itinerari semestrali degli uccelli e insetti migratori. Una linea rossa collega due muri su cui sono esposte mappe ritagliate di destinazioni nel Sud e Nord Sardegna.

Sul pavimento, quattro modelli di terreno scolpiti nell’YTong, un materiale da costruzione, mostrano ciò che si può fare nei siti delle dighe Omodeo, Cedrino, Gúsana, Torrei: tutti diventano luoghi per i recupero di fiumi liberi, ad acque bianche.

Su pannelli sospesi, altre mappe ritagliate mostrano piani per la gestione delle acque salate e dei nutrienti sotto un sistema di governo e tassazione concepito dai primi economisti, noti come Fisiocrati. La premessa è che la prosperità a lungo termine dipende dalla salute degli animali e delle piante della terra e del mare.

Sulle finestre, queste idee sono sintetizzate in quattro “word-stacks” (letteralmente, “cataste di parole”). Le parole sono estratte dalle frasi; esposte in lettere di vinile, trasmettono i messaggi principali della mostra: no alle dighe, no ai combustibili fossili, eco-tassazione invece di tasse sul reddito, ripristinare l’habitat degli insetti e degli uccelli.

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