Dwelling in motion city project and migration processes

Da giovedì 30 agosto a lunedì 10 settembre 2018
Aula Magna dell'Università e Complesso Santa Chiara Alghero

Le tensioni della città che coinvolgono differenti concezioni sul significato di cittadinanza e differenti modalità dell’abitare pongono una domanda: in quali termini il progetto dello spazio urbano può favorire nuovi spazi di contatto e di dialogo tra i cittadini stanziali e migranti?

L’arrivo sempre più consistente di migranti in piccoli e grandi centri urbani fa emergere conflitti e potenziali intersezioni tra le spazialità delle nuove popolazioni e di quelle radicate. I conflitti restano irrisolti e l’abitare delle nuove popolazioni migranti si concentra, da un lato, nei campi di accoglienza straordinaria nel caso dei migranti in transito, dall’altra, quando i migranti decidono di restare e sono “fuori dal campo”, si concentrano in luoghi marginali che la città ritiene non più funzionali rispetto agli interessi dominanti di sviluppo urbano.

I contesti in cui irrompe la presenza dei migranti generano situazioni di disorientamento che si riflettono nei comportamenti degli abitanti e nelle decisioni politiche delle istituzioni.

Con l’emergenza i rischi per l’abitare si ripropongono attraverso modalità note che hanno alimentato insicurezza e disorientamento tra gli abitanti stabili e prodotto nuove proposte progettuali legate alla sicurezza urbana. Da un lato il rischio è quello di ricreare le grandi banlieue o sistemi urbani di enclave nei centri dominanti dell’economia globale, che hanno per i migranti una attrattività legata soprattutto alla produzione delle occasioni di lavoro. Pur di abitare in queste città, che incorporano i luoghi centrali dell’alta finanza, della cultura, del leisure, i nuovi potenziali cittadini di queste città trovano una localizzazione spontanea nelle aree dell’abbandono e della dismissione dei sistemi produttivi diventati obsoleti, spazi privilegiati per le diverse forme dell’illegalità. Dall’altro lato la riproposizione dei “campi”, gli spazi dell’accoglienza temporanea e straordinaria diffusi nel territorio europeo, dominati nella maggior parte dei casi da logiche privatistiche e con scarsa competenza.

Tuttavia emergono reti cooperative di attori che mossi dall’utopia condivisa dell’accoglienza propongono modelli di inclusione sociale che mettono in gioco il senso di responsabilità dei cittadini e sempre più frequentemente delle istituzioni pubbliche e private. In questa condizione, che ripropone costantemente il problema di trovare le possibili soluzioni alla necessità di ospitare i migranti, sembra che la migrazione generi sempre e soltanto il tema dell’emergenza sia essa di convivenza, di accoglienza o di residenza.

Se l’abitare urbano ha stimolato e stimola ancora il senso del luogo in termini di radicamento e di stabilità della dimora, l’idea di abitare come spazio del movimento di culture apre continuamente la città a nuove modalità di vivere gli spazi della città e a differenti forme di appartenenza generate da fenomeni urbani emergenti anche di natura temporanea.

Obiettivi

L’obiettivo della scuola estiva è quello di proporre riflessioni e idee progettuali sul rapporto tra rigenerazione urbana e processi del cambiamento indotti dalle migrazioni recenti.

In particolare si proporranno scenari futuri che si focalizzano su:

_ diverse modalità dell’abitare (stanziale, temporaneo, in transizione)

_ diverse forme del radicamento alla città

_ differenti profili delle popolazioni urbane (residenti radicati, residenti multisituati, abitanti occasionali, temporanei, in transizione, ecc.)

_ programmi e politiche dell’accoglienza (a livello internazionale, nazionale, locale)

La finalità della scuola estiva è quella di sperimentare modalità alternative rispetto a quelle che si sono sviluppate a partire dalle logiche della interculturalità, multiculturalità o inclusione sociale e che cercano di andare oltre la creazione degli spazi di del “campo” in cui ospitare i nuovi potenziali cittadini.

Le esperienze proposte dalla scuola si inseriscono in un progetto che l’Università di Sassari ha da anni avviato con i ragazzi richiedenti asilo e rifugiati di diversi centri di accoglienza del nord-Sardegna. Il programma didattico si sviluppa anche grazie alla collaborazione di numerosi partner che fanno parte di una rete inter-istituzionale soggetti pubblici e privati che operano in particolare nel campo della formazione e dell’inclusione sociale.

Organizzazione

I progetti proposti dai docenti e dagli studenti interpretano l’abitare come interazione tra “culture in movimento” e si focalizzano su alcuni temi:

La rigenerazione urbana e sociale di contesti in spopolamento (piccoli centri del nord Sardegna)
Il riuso creativo di architetture e spazi per l’abitare temporaneo
Il progetto di eventi effimeri e performativi come spazi di contatto tra abitanti e migranti
La formazione delle reti multi-attore per sperimentare nuove forme di accoglienza dei migranti

Si prevede la partecipazione a tutte le attività di 10 giovani ospiti dei centri di accoglienza straordinaria per migranti.

Docenti

Coordinamento
Silvia Serreli

Comitato scientifico
Alessandra Casu, Università di Sassari (Alghero)
Margarita Castañer Vivas, Università di Girona
Carme Miralles Guasch, Università Autonoma di Barcellona
Francesco Musco, Università IUAV di Venezia
Jordi Nadal Tersa, Università Autonoma di Barcellona
Matelda Reho, Università IUAV di Venezia
Anna Ribas, Università di Girona
Pedro Rodrigues, Università di Lisbona
Silvia Serreli, Università di Sassari (Alghero)