<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1" standalone="yes"?>
<pagina tipo="testi" id="6605" Tabella="testi" idtabella="15"  attivo="1"  >
<id_testi><![CDATA[6605]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[0]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[0]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[Uchi Maius]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[Scavi nella città di Uchi Maius]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Uchi Maius è una città di origine <strong>numida</strong> a 120 km a ovest sud-ovest di Tunisi (Governatorato di Béja). Il primo insediamento indigeno fu arricchito da coloni probabilmente <strong>Getuli</strong> sin dal 103 a.C., veterani della guerra giugurtina ricompensati da Mario con terre e cittadinanza romana; a questi si aggiunsero con Augusto dei <strong>coloni italici</strong> che costituirono un piccolo insediamento urbano dipendente da Cartagine giustapposto, probabilmente, alla comunità indigena sino a quando, con <strong>Severo Alessandro</strong> (230 d.C.) Uchi Maius ottenne l'autonomia e fu elevata alla dignità di <strong>colonia romana</strong>. </p><p>Sede episcopale nel V secolo, la città era ancora vitale sia in <strong>età vandala</strong> sia con i <strong>bizantini</strong>. Dopo un periodo di abbandono, <br/>l'insediamento riprese brevemente vita fra il IX-XII secolo, secondo logiche abitative del tutto nuove che sfruttavano parzialmente le strutture urbane di età classica. </p><p>La città, sostanzialmente nota solo attraverso le numerose <strong>iscrizioni</strong> e le rare<strong> fonti letterarie</strong>, grazie alle indagini congiunte tunisine-sarde, coordinate da <strong>Mustapha Khanoussi</strong> e <strong>Attilio Mastino</strong>, ha rivelato un assetto monumentale insospettato: <br/>il <strong>foro</strong> con una pizza lastricata e cinta da portici, sulla quale si affacciava un monumentale tempio di Giove Capitolino e altri edifici di culto o amministrativi, ornati di mosaici, statue e iscrizioni onorarie per imperatori e illustri Uchitani; l'<strong>anfiteatro</strong>, edificato nel III secolo d.C.; due<strong> archi onorari</strong> sempre del III secolo; un <strong>impianto termale</strong>, con mosaici praticamente intatti, della prima metà del IV secolo; la <strong>basilica paleocristiana</strong>, provvista anch'essa di pavimenti musivi.<br/>Indagini mirate sono state destinate alla viabilità urbana e al sistema di adduzione delle acque. </p><p>Accurate analisi archeologiche, archeometriche, storiche e epigrafiche hanno permesso di correlare questo apparato monumentale alla <strong>ricchezza agricola della regione</strong>, fondata in particolare sulla produzione dell'olio destinato all'esportazione, tanto florida da permettere ad alcune famiglie di questo piccolo centro di assurgere a posti di rilievo nell'amministrazione romana e nella stessa Roma; lucerne prodotte a Uchi Maius sono diffuse in tutte le province occidentali, nell'Urbe e particolarmente in Sardegna. </p><p>La prosperità continua ancora in<strong> età  vandala</strong> come provano i numerosi impianti produttivi, spesso disposti in batteria e destinati probabilmente a ricevere prodotti semilavorati da simili impianti ubicati nelle campagne, occupano edifici pubblici e interi quartieri abitativi ormai dismessi, a testimonianza di uno sfruttamento quasi "industriale" delle risorse agricole. Queste attività parrebbero interrompersi in <strong>età bizantina</strong>, quando il nucleo abitativo fu fortificato e ulteriormente ridotto.</p><p>Dopo una fase di abbandono conseguente l'invasione araba, modeste abitazioni sparse furono realizzate nell'area un tempo occupata dalla colonia: le indagini hanno permesso in questo caso di verificare una differente organizzazione degli spazi abitativi e dell'economia domestica e di determinare tenore di vita e abitudini dei nuovi Uchitani.<br/> </p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[/xml/testi/testi6605.xml]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7500]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[1]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[L'area forense]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Lo <strong>scavo</strong> nel foro <strong>ha interessato l'intera porzione nord del complesso monumentale</strong>. È stata posta in luce tutta l'area del portico settentrionale e tre degli ambienti che su questo si affacciavano, nonché parte della piazza, per un'area complessiva indagata di circa 300 mq. Lo scavo ed un preliminare scotico superficiale ha permesso di ricostruire con sufficiente dettaglio le <strong>principali fasi di trasformazione del complesso monumentale </strong>dal momento della sua creazione fino alla sua definitiva obliterazione e scomparsa dopo un ultima frequentazione in età islamica.</p><p>Una prima sistemazione monumentale dell'area è databile dai dati di scavo nel corso della <strong>fine I - inizi II secolo</strong>, quando viene creata un'ampia terrazza artificiale mediante la costruzione di un muro di contenimento verso valle. Sul lato nord della terrazza    vengono costruiti affiancati due edifici a pianta rettangolare di dimensioni e tecnica  costruttiva analoga. È stato al momento <strong>scavato solo l'edificio più a est </strong>che ha evidenziato per la sua <strong>fase originaria una tecnica muraria in buona opera a telaio </strong>ed una pavimentazione in semplice cocciopesto. Pur non potendo affermare con sicurezza che in questa fase l'area sia già adibita a foro, appare evidente la sicura destinazione pubblica del complesso.<br/>Nel corso probabilmente della<strong> metà/seconda metà del II secolo l'area</strong>  subisce una forte <strong>ridefinizione degli spazi,</strong> operata attraverso un allargamento della terrazza verso la sommità della collina il cui versante viene tagliato e spianato.  In questo momento - <strong>databile da riferimenti epigrafici all'età di Marco Aurelio </strong>-  in cui l'area è già sicuramente piazza pubblica forense,  nella nuova parte della terrazza vengono costruiti una serie di nuovi edifici mentre una delle strutture costruite in precedenza viene restaurata in quanto "<em>vetustate corrupta"</em>.  Lo spazio creato viene articolato in una piazza rettangolare di circa 481 mq con ingresso posto nell'angolo sud-est dell'area, pavimentata con lastre di calcare, orientata in direzione est - ovest e delimitata a nord e sud da due porticati. Il portico nord presenta una  pavimentazione a mosaico solo parzialmente conservata, in tessere bianche e nere, con motivo di tipo geometrico ad elementi romboidali in forma di squame allungate, bipartite e adiacenti. Su questo si affacciano i due ambienti rettangolari più antichi a cui si affianca un piccolo edificio su podio con abside nel muro di fondo per contenere la statua di culto.<br/>Non si conosce praticamente nulla della parte sud del foro anche se la morfologia e le dimensioni della terrazza escludono una presenza di analoghi edifici posti in modo simmetrico rispetto al lato opposto. La <strong>tecnica costruttiva degli edifici di questa fase è profondamente diversa</strong>, con muri in cementicio rivestiti da un doppio paramento a <em>"petit appareil"</em>. Nella piazza e sotto i portici dovevano essere collocate le numerose basi di statue dedicate dalla cittadinanza ad imperatori o personaggi particolarmente importanti legati alla politica cittadina che sono state rinvenute nel corso dello scavo reimpiegate nelle strutture successive di età tardo antica.<br/>Importanti <strong>restauri</strong> vengono condotti nel foro in<strong> età severiana</strong>, dovuti in parte a necessità di restauro di alcuni edifici ed in parte per una volontà di abbellire e monumentalizzare l'area pubblica cittadina. In particolare, l'iscrizione monumentale sull'architrave dei portici che affiancavano la piazza ne ricorda il loro completo rifacimento nell'anno 207 d.C. I nuovi portici hanno colonne monolitiche di calcare conchiglifero a fusto liscio poste su basi di tipo composito e capitelli corinzi. Importanti restauri con rifacimenti delle pavimentazioni sono attestati anche in due ambienti in cui vengono stesi mosaici con motivi vegetali stilizzati.<br/>L'utilizzo dell'area come <strong>piazza pubblica  prosegue sicuramente fino alla fine del IV secolo</strong>, quando ancora sono attestate dediche di statue ad imperatori o a benemeriti della comunità ma non prosegue oltre la fine del V secolo, quando è registrabile la presenza di abitazioni private che invadono lo spazio pubblico ormai in stato di avanzato abbandono.</p><p>Nell'ultimo quarto del <strong>V secolo,</strong> quando <strong>il foro sembra perdere la sua connotazione pubblica</strong>, nel complesso viene impiantata una casa privata con annessa area di produzione dell'olio. L'abitazione interessa tutta la parte nord del foro ed è costituita da una serie di vani costruiti intorno ad un cortile centrale  che sfruttano direttamente le strutture pubbliche imperiali ma ne riducono gli spazi con tramezzi e nuove murature. Queste sono caratterizzate largamente dal <strong>riutilizzo di elementi monumentali </strong>tra cui basi onorarie, architravi e lastre architettoniche che vengono reimpiegate come stipiti, ortostati e paramenti. A questa tecnica è affiancato l'<strong>utilizzo di murature e tramezzi in argilla </strong>rinvenuti in parte in posto e in parte in fase di crollo all'interno degli ambienti. In questo momento i piani di vita delle nuove abitazioni e delle aree esterne sono ancora costituite dai piani originali della fase imperiale.</p><p>Dopo un lungo periodo di abbandono di oltre due secoli in cui nell'area si deposita uno spesso strato di natura colluviale che copre e nasconde buona parte delle strutture antiche, si assiste ad un <strong>nuovo sfruttamento dell'area in età araba</strong>.   Probabilmente nel corso del X secolo, nella parte nord-occidentale del foro <strong>si impianta un'abitazione</strong> con caratteristiche edilizie e di cultura materiale simili a quelle individuate nella "cittadella".<br/>L'<strong>abitazione è formata da un lungo ambiente rettangolare </strong>di nuova costruzione che collega e riutilizza i due ambienti formanti l'angolo nord-ovest del foro imperiale. I tre ambienti così ottenuti erano raccordati da alcuni gradini per eliminare i salti di quota presenti.  I piani pavimentali erano in terra battuta per il vano di nuova costruzione e con rudimentali lastricati negli altri due. Il vano ad ovest ha mostrato una prima fase di utilizzo come magazzino in cui era presente un silos per lo stoccaggio del combustibile (pani di sterco animale impastato con paglia) utilizzato per il riscaldamento ed una successiva attività in cui era destinato a camera per dormire, testimoniata dalla presenza di una <em>dukkana</em>. A sud della casa era presente un cortile in cui la frequenza di buche di palo di piccole e medie dimensioni e di tagli sembra indicare la presenza di recinzioni per animali, tendaggi e strutture leggere.<br/>La presenza di alcuni fornetti per la cottura del pane (<em>tabouna</em>) rinvenuti nelle aree attorno all'abitazione, i reperti e la tecnica edilizia impiegata trovano significativi confronti con il quartiere medievale della vicina cittadella e contribuiscono a delineare l'estensione e la disposizione dell'abitato islamico di Uchi Maius nel corso del X-XI secolo.</p><p><em>Sauro Gelichi, Marco Milanese, Marco Biagini.</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[18/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="1" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1933]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[casa_colori.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/casa_colori.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[846x824]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[170x166]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[192]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[1]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Abitazione tardo-antica]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Ipotesi ricostruttiva di un'abitazione tardo-antica.]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[illustrazioni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1933.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7501]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[2]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[La cittadella islamica]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Le indagini archeologiche realizzate tra il <strong>1995</strong> e il <strong>2002</strong> all'interno del recinto fortificato ubicato nella zona sommitale di Uchi Maius si sono concentrate in due aree diverse, situate agli angoli est ed ovest del lato meridionale della Cittadella fortificata. In entrambe le zone, grazie alla rimozione estensiva dello strato humotico superficiale, è stata i<strong>ndividuata una serie di edifici di modulo stretto ed allungato, disposti intorno ad aree di cortile</strong>. Vista la rispondenza delle evidenze archeologiche nelle due zone campione indagate, è oramai evidente che l'arco cronologico di costruzione e delle prime fasi di frequentazione di questi edifici, organizzati lungo il perimetrale all'interno della fortezza, è compreso tra il X e l'XI secolo, con primi rialzamenti delle quote di calpestio ed accrescimenti planimetrici entro il XIII secolo ed una presenza continua e organizzata nei secoli centrali del medioevo islamico.</p><p>Con le prime operazioni di scavo, concentrate nella parte sud-orientale (ambienti: 1, 2, 3, 7 e 8; cortile) è stato possibile verificare come tali strutture testimoniassero la presenza di una<strong> fase complessa di insediamento islamico</strong>, medievale e post-medievale, probabilmente connesso, già al momento della costruzione, con la stessa recinzione fortificata.<br/>Il volume interno di questi ambienti, sigillato dai crolli parziali delle murature, ha rivelato quasi sempre un'<strong>organizzazione bipartita dello spazio</strong>: una parte del vano infatti era rilevata e/o lastricata, e probabilmente fungeva da giaciglio (<em>dukkana</em>). Inoltre sono state individuate numerose tracce di focolari sulle pavimentazioni in terra battuta, soprattutto in prossimità delle aperture di accesso. </p><p>Il corrispettivo di questo periodo di vita dell'insediamento nell'area del cortile relativo è rappresentato dalla realizzazione di alcuni piani lastricati prospicienti alle entrate degli ambienti 2 e 3, di numerosi f<strong>ornetti tronco-conici usati per la cottura del pane (tabuna)</strong> e di due<strong> fosse per l'interramento di rifiuti,</strong> poste presso il limite occidentale, che hanno restituito una buona quantità di reperti faunistici e ceramici. Per avere a disposizione un campione più ampio, è stato avviato un settore di indagine anche nella parte diametralmente opposta, ad ovest. I sondaggi in approfondimento in un ambiente  e nel cortile ad esso prospiciente hanno fatto registrare una dinamica delle frequentazioni sia del vano, sia dello spazio aperto analoghe a quanto riscontrato nella zona orientale. L'unica peculiarità di questa area è risultata l'<strong>organizzazione dello spazio nel cortile esterno</strong>, dove, oltre alle zone pavimentate e ai tabuna, è stata rinvenuta una struttura in pietra che doveva costituire una sorta di canalizzazione, forse in antico collegata ad una cisterna individuata tra l'area 6400 e l'ambiente 6200.</p><p>E' interessante notare che per l'ambiente 3 e parte del cortile relativo ad est, come per il vano ad occidente e lo spazio esterno connesso, sia stata documentata anche una <strong>fase di rioccupazione delle strutture in età post-medievale </strong>(XVIII-XIX secc.), prima ancora di una serie di attività connesse all'impianto di un uliveto e poi alla pastorizia, in un'epoca ancora più vicina ai giorni nostri (XX sec.).</p><p>Le ricerche stratigrafiche nella zona orientale della Cittadella hanno permesso di documentare anche le evidenze relative alla <strong>frequentazione dell'area nel periodo compreso tra VI e IX-X secolo d.C.</strong>: in primo luogo le fasi di cantiere per la costruzione delle prime case islamiche lungo il recinto (IX-X secolo) ed i residui conseguenti alle attività di rasatura di alcune murature ad esse precedenti, le cui creste sono cominciate ad apparire attraverso l'area destinata, nei secoli centrali del nostro Medioevo, a fungere da cortile.</p><p>Per quanto il periodo di transizione abbia presentato evidenze ancora da valutare con la prosecuzione degli studi, comunque è ormai evidente che in questi secoli furono <strong>riutilizzate molte delle strutture della città romana</strong>. Tra queste anche la serie di cisterne disposte lungo l'isoipsa perimetrale del colle sommitale sul quale è stata poi edificata la Cittadella. Infatti negli ultimi anni, oltre al completamento delle indagini nelle case e nel cortile dell'area 3000, è stata scavata stratigraficamente anche una di queste strutture idriche, che risultava ubicata sotto la zona sud/est dell'ambiente 2.</p><p>Queste strutture, che hanno un orientamento completamente diverso dai perimetrali delle case islamiche e della fortezza, sembrano essere state in uso tra il VI e gli inizi del VII secolo. Rimane tuttavia da definire la loro <strong>funzione specifica</strong>, soprattutto in relazione all'utilizzo contemporaneo di altri edifici nelle immediate adiacenze e anche ad evidenze di analoga cronologia venute alla luce nelle altre aree della città.</p><p>Uno degli aspetti più interessanti, almeno per un vano tardo-antico individuato nella zona meridionale del cortile 3100, riguarda poi la sua <strong>risistemazione</strong> (ripresa delle creste con pietre rozzamente sbozzate, con probabile alzato in materiale deperibile) ed <strong>utilizzazione come abitazione,</strong> dopo un breve abbandono, in un periodo posteriore agli inizi del VII secolo. In questa fase si realizza una nuova apertura che collega l'ambiente ad un cortile posto ad oriente; il piano di calpestio interno, in origine lastricato, viene lasciato coperto da uno strato argilloso che forma una pavimentazione in terra battuta sulla quale, soprattutto negli angoli in prossimità dell'uscita, si accendono focolari. </p><p>La cronologia di questa fase non è stata definita ancora in modo stringente, ma <strong>i materiali rinvenuti sono parzialmente diversi da quelli delle fasi tardo-antiche</strong>, né contengono ceramica islamica rivestita, comunque attestata nel sito a partire dal IX-X secolo, presentando un panorama costituito solo da ceramiche grezze e depurate, alcune delle quali probabilmente attribuibili ad ambito islamico.</p><p>La cisterna analizzata (area 9000), costruita con tutta probabilità in epoca romana, deve essere stata <strong>regolarmente usata per le scorte di acqua</strong> fino all'epoca bizantina post-vandala: in questo momento, infatti, viene rinforzata con l'introduzione di un pilastro centrale a sostegno della volta ed è probabilmente impiegata come magazzino sotterraneo, come testimonierebbero alcune forme ceramiche trovate sistemate a ridosso della parete settentrionale. Tale rifunzionalizzazione tuttavia sembra riguardare solo il VI secolo. Nel periodo successivo il vano sotterraneo viene abbandonato, lasciato aperto e soggetto ad allagamenti periodici, fino a quando, nel X secolo, diventa luogo per lo scarico di materiali provenienti dalla pulizia di focolari, contemporanemente alla costruzione dell'insediamento islamico fortificato sulla sommità dell'antica città.</p><p><em>Sauro Gelichi, Marco Milanese, Monica Baldassarri.</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="2" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1876]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[cittadella_islamica.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/cittadella_islamica.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[477]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Cittadella islamica]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Veduta della cittadella]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1876.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1885]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[pianta1.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/pianta1.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[834x755]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[203x184]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[148]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[bianco e nero]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[1]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Cittadella islamica]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Pianta della cittadella]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[interni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1885.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7502]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[3]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[I frantoi]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Numerose emergenze relative a <strong>impianti produttivi ubicati all'interno della città </strong>erano state notate sin dalle prime ricognizioni; si trattava di basi di pressa, contrappesi, vaschette ed altri elementi sicuramente pertinenti ad oleifici, che in molti casi erano stati ricavati da basi di statue, cippi, are, che in qualche caso vennero a loro volta reimpiegati nelle fortificazioni bizantine e in edifici medievali. In alcuni casi era possibile comprendere la planimetria dei frantoi, dal momento che le strutture erano ricoperte solo da un sottile strato di humus.  </p><p>Il proliferare di oleifici nelle città africane, segnatamente in <strong>Proconsularis</strong>, <strong>Byzacena</strong> e <strong>Numidia</strong>, è un fenomeno ben attestato nella tarda antichità; gli impianti si insediano spesso all'interno di costruzioni già esistenti, in molti casi di edifici pubblici che, al momento del riuso, hanno perso la funzione iniziale, ed è frequente il reimpiego di elementi lapidei lavorati. <br/>Tra i numerosissimi esempi che si possono citare in proposito, basti pensare al frantoio di <em>Thuburbo Maius</em>, ricavato all'interno del basamento del <em>capitolium</em>, e a quelli di Musti.  L'eccezionale <strong>conservazione delle stratificazioni di Uchi Maius</strong>, dovuta al fatto che sul sito non si è sviluppato un abitato moderno e all'assenza di scavi precedenti, rende particolarmente proficue le indagini sulle fasi tardo antiche e post classiche dell'abitato, ha suggerito di avviare un programma di ricerca sugli oleifici, articolato in più punti: catalogo tipologico degli elementi sporadici; censimento di tutti gli impianti visibili; scavo mirato di alcuni complessi, al fine di stabilirne tipologia e funzionamento  e di ottenere elementi cronologici sulla loro nascita e durata in attività.</p><p>L'obiettivo, ambizioso, non era solo quello di una migliore conoscenza della vita economica di <em>Uchi Maius </em>in età vandala e bizantina, ma anche quello di f<strong>ornire dati certi che potessero essere utili a comprendere con maggior precisione modi, tempi e cause di un fenomeno che si riscontra quasi ovunque nelle città africane</strong> in questo periodo. L'esistenza di un gran numero di oleifici nel territorio di <em>Thugga</em>, a conferma della profonda diversità del paesaggio antico da quello contemporaneo, rendeva ancor più necessaria tale indagine.  </p><p>L'area sud orientale della città subisce <strong>nella tarda antichità una profonda trasformazione</strong>, divenendo una sorta di quartiere degli oleifici. La presenza di contrappesi e di altri elementi di frantoio, non necessariamente in reimpiego, in altri settori dell'abitato, non consente tuttavia di escludere l'esistenza di siffatti impianti anche altrove.</p><p>Quanto al <strong>funzionamento dei frantoi di Uchi Maius,</strong> è da segnalare in primo luogo l'esiguo numero di elementi in pietra relativi alla prima fase di lavorazione, che consiste nello snocciolamento delle olive, rinvenuti nei sondaggi o individuati sul sito. Le presse erano del tipo a leva: i fiscoli che contenevano la pasta di olive venivano impilati sulla base di pressa, una grande lastra di arenaria provvista di un solco circolare da cui ne partivano altri, che consentivano all'olio di defluire nelle vasche di decantazione poste ad una quota inferiore. La pressione era esercitata da un grande trave ligneo, il prelum, azionato da un argano che era ancorato a un contrappeso costituito da un grosso blocco di calcare o di arenaria. La testa del <em>prelum</em> era inserita in una cavità verticale praticata nel muro del vano nel quale era situata la base di pressa; nella cavità, in accordo con il movimento discendente o ascendente provocato dall'argano, venivano introdotti spessori lignei al di sopra o al di sotto del prelum per fissarne la posizione. Ambienti appositi servivano per la conservazione delle olive e per le fasi di decantazione dell'olio. Per quanto concerne la <strong>cronologia</strong>, va innanzi tutto sottolineata la difficoltà di ottenere datazioni precise da ceramiche ancora poco conosciute; si può comunque collocare in un <strong>orizzonte cronologico tardo vandalo-bizantino</strong> la cessazione dell'attività di tali strutture, come sembrano indicare i materiali e le trasformazioni d'uso constatabili in alcuni dei complessi scavati.</p><p>Area 22.000<br/>Lo scavo ha interessato un impianto in buono stato di conservazione, costituito da due vani adiacenti, uno dei quali ospitava un'ampia superficie di spremitura rivestita con lastre in gran parte di reimpiego; nell'altro si trovavano il contrappeso, due bacini di decantazione in calcare e una cisterna in muratura. Un terzo ambiente, collegato ai precedenti, era un vano di servizio o un magazzino. Il basamento parallelepipedo di una <strong>statua dedicata ex testamento da un Q. Apronio Vitale </strong>intorno alla fine del II - inizi del III s. d.C. venne utilizzato in un primo tempo come contrappeso; successivamente venne inserito nella muratura per costituire la base della cavità che alloggiava la testa del prelum. <br/>Gli impianti individuati nelle aree 23.000 e 26.000 sono dello stesso tipo.  <br/>Area 24.000<br/>Il complesso è costituito, nella fase finale, da almeno <strong>7 presse in batteria e da un sistema di vasche in muratura</strong> rivestite di cocciopesto e di bacini di decantazione in pietra posti ad una quota inferiore. La presenza di strutture affioranti e di blocchi sporadici sembra suggerire l'esistenza di altri torchi più a E. <br/>Il nucleo originario era costituito da due presse affiancate, i cui contrappesi erano in un vano pavimentato da un mosaico con tessere di calcare. In età bizantina nell'area si impiantò un cimitero, mentre le strutture del frantoio vennero probabilmente adibite ad altre funzioni, come testimoniano alcuni muri che  ad esse si sovrapposero. <br/>Area 2.200<br/>Nell'area corrispondente al foro della città romana lo scavo ha permesso di constatare la r<strong>iconversione in senso produttivo di alcuni ambienti che si aprivano sul lato settentrionale del colonnato</strong> che circondava la piazza. Il frantoio si ottenne dividendo una grande sala e riutilizzando come contrappeso, blocco per l'incastro della testa del prelum e vasche, monumenti evidentemente non più in uso che furono parzialmente rilavorati: due basi modanate, coronate entrambe da un frontone, pertinenti alle statue di Faustina (161-163 d.C.) e Lucilla (164 d.C. c.), un sarcofago a vasca non decorato (o non finito) e un'altra base recante una dedica pro salute di Severo Alessandro (230 d.C.), escavata sul lato iscritto. Infine, per fornire un solido ancoraggio al contrappeso ricavato dalla base di Lucilla, che è stato scoperto in situ nel vano più interno, vennero utilizzati, al di sotto del piano d'uso del frantoio, elementi del portico, che in questo momento doveva essere almeno in parte rovinato. Area 25.000. L'area, ubicata all'estremità orientale dell'abitato e comprendente una porzione delle mura, ha restituito importanti testimonianze di età bizantina, segnatamente tombe. Le strutture di questo periodo hanno distrutto quasi completamente un precedente oleificio, di cui restano labili tracce: fondi di vasche in muratura ed elementi lapidei, talvolta di reimpiego, come il contrappeso ricavato dalla base modanata in calcare della <strong>statua offerta a C. Mamio Vettio Agrio Emiliano nel IV s. d.C.</strong> Alcuni blocchi pertinenti a questo frantoio furono utilizzati per la costruzione della porzione della cinta adiacente. </p><p><em>Franco Campus, Caterina coletti, Liliana Guspini, Cinzia Vismara</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="3" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1877]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[Frantoio.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/Frantoio.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[491]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Frantoi]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Area dei frantoi]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1877.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="2">
<id_immagini><![CDATA[1878]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[frantoiobis.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/frantoiobis.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[491]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Frantoi]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Area dei frantoi]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1878.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="3">
<id_immagini><![CDATA[1781]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[Frantoio_a_ridosso_delle_mura_nord.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/Frantoio_a_ridosso_delle_mura_nord.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[507]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Frantoi]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Frantoio a ridosso delle mura nord]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[interni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[10/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1781.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7503]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[4]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[Le necropoli]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Attraverso l'epigrafia funeraria di Uchi Maius è possibile tentare di ricostruire il quadro della dislocazione topografica delle c.d. <strong>"città dei morti"</strong>, i luoghi di sepoltura utilizzati dagli abitanti della città.  Sviluppatosi su una sommità collinare (attuale collina di Henchir ed Douamis), l'abitato di Uchi Maius pare caratterizzato da un <strong>progressivo ampliamento lungo i fianchi meridionale e orientale della collina</strong>.  Ciò probabilmente in conseguenza dell'espansione urbanistica che la colonia conobbe nella prima metà del III secolo d.C., grazie alla promozione istituzionale e alla liberalità degli imperatori della dinastia dei Severi, artefici del rilancio economico e monumentale di questo e altri centri dell'Africa proconsolare.<br/>I luoghi di ritrovamento delle iscrizioni funerarie sembrano confermare questa tendenza giacché se una delle necropoli che ha restituito una cospicua documentazione epigrafica era posta ad <strong>ovest del centro abitato</strong> presso l'arco di Severo Alessandro, comunque in posizione soprelevata, altri luoghi di sepoltura, sorgevano ai<strong> piedi della collina</strong>, a sud nella zona del fondovalle, presso la riva destra dell'<em>oued Arkou </em>e ad est alla confluenza tra questo corso d'acqua e l'<em>oued Bou Zaroura</em>.</p><p>Alla fine dell'800 l'interpretazione della situazione archeologica delle necropoli era ancora chiaramente leggibile, se si pensa che molti dei monumenti epigrafici che segnalavano la presenza di sepolture risultavano in situ: più di 60 ebbe l'occasione di vederne il Carton, l'ufficiale medico francese di <em>Teboursouk</em>, <strong>lungo la via che attraversava l'arco di Severo Alessandro</strong> e altri 62 nelle necropoli alla base della collina. I monumenti, costituiti principalmente da stele apparivano disposti, nella zona della necropoli presso l'arco, in una serie di filari affrontati lungo viottoli paralleli o perpendicolari alla strada principale, mentre molti di quelli delle necropoli ai piedi della collina apparivano raggruppati attorno a dei mausolei.</p><p>Le tre principali necropoli pagane mostrano una continuità d'uso per i primi tre secoli dell'impero, come testimonia la datazione di alcuni epitafi.  Maggiormente complesso risulta il discorso relativo ai <strong>luoghi di sepoltura cristiani</strong>: le 27 iscrizioni censite, molte delle quali frammentarie, sono state rinvenute sparse nell'area urbana, alcune reimpiegate nelle strutture islamiche adiacenti all'arco di Severo Alessandro e altre come quella di <em>Basilius</em> ritrovate probabilmente nella zona originaria di collocazione, presso la basilica paleocristiana, dove successivamente è sorta, sfruttando parzialmente la struttura perimetrale antica, dapprima una moschea islamica poi la zaouia, il mausoleo, di <em>Sidi Mohammed Salah.</em></p><p>Con ogni probabilità l'<strong>epoca tardoantica</strong> coincise con un graduale restringimento dello spazio urbano, che andò vieppiù accentuandosi nel corso del tempo, nel segno di un mutamento della concezione urbanistica, forse dovuto non solo ad un'inarrestabile decadenza della città di <em>Uchi Maius.</em>  Ad <strong>epoca bizantina</strong> risale la<strong> tomba di Generosa,</strong> una giovane donna il cui nome si è potuto ricavare grazie all'anello che faceva parte del corredo funerario.  La sepoltura, all'interno del perimetro urbano, lungo il versante orientale della collina, faceva parte di una necropoli bizantina sviluppatasi su un impianto produttivo di età vandalica, caduto in disuso. Erano ormai definitivamente <strong>tramontati dunque gli antichi rituali funerari pagani e paleocristiani:</strong> le necropoli sorgevano in luoghi diversi da quelli un tempo deputati: si trattava forse di piccole concentrazioni di sepolture attorno a luoghi di culto cittadini o a cappelle funerarie che riutilizzavano antichi edifici. Il ricordo dei defunti non era più affidato al messaggio epigrafico monumentale rivolto palesemente ai viatores ma per quanto sommessamente, anche l'anellino di Generosa ha consentito alla sua padrona di uscire dall'oblio dei secoli.</p><p class="sezione">Le necropoli del territorio di Uchi Maius</p><p>Sin da quando era sorto, al principio del I secolo d.C., il centro romano, il pagus <em>Uchitanorum Maiorum</em>, con una sua precisa configurazione amministrativa, esso probabilmente si era ben presto affermato come uno degli insediamenti di maggior richiamo economico di quella che attualmente è denominata la zona dell'Alto Tell tunisino, segnata dal corso degli affluenti della <em>Medjerda</em> (antico<em> Bagradas flumen</em>). Un bacino produttivo, a vocazione agricola, costellato di minuscoli insediamenti limitrofi sul territorio. Tale dato risulta confermato anche dal fatto che dei 295 epitafi sinora rinvenuti (parte negli scavi<br/>ottocenteschi e parte durante le moderne campagne di scavo, succedutesi negli ultimi dieci anni) e genericamente attribuiti ad Uchi Maius, un discreto numero proviene da <strong>necropoli non propriamente pertinenti alla città ma piuttosto collegate a piccoli insediamenti circostanti</strong>: quella della collina di <em>El Ghennara</em> ad esempio a circa 300 m. a nord-ovest di Uchi Maius come pure quella della valle dell'<em>oued er-Rihana,</em> affluente di destra dell'<em>oued Arkou</em>, con uno degli epitafi più antichi tra quelli compresi nel corpus delle iscrizioni funerarie di Uchi Maius: quello di <strong>Marc(ia) Conc(ordia)</strong>.  Ed ancora la piccola necropoli sulla riva sinistra dell'oued el Abiod a circa tre Km. a nord-est di Uchi Maius e quella di <em>Aïn</em> <em>Mragga</em>, 200 metri a NW da <em>Bordj er-Rihana.</em><br/>La necropoli di <em>El Ghennara</em> merita un'attenzione particolare perché, nella prima fase delle moderne campagne di scavo essa si presentava ancora praticamente intatta, con le lapidi funerarie in situ. L'onomastica delle iscrizioni ha consentito di rilevare i legami familiari che dovevano esistere tra gli abitanti del piccolo insediamento, del quale non è noto allo stato attuale delle ricerche il toponimo, e i vicini Uchitani: un caso fra i tanti è quello di<strong> Lucius Agrius Victor</strong>, appartenente ad una gens attestata in altri due epitafi provenienti da Uchi Maius ed ancora quello di <strong>Sextus Marius Silvanus </strong>con un gentilizio, che evocava l'antica colonizzazione mariana dell'area dell'Alto Tell, ampiamente diffuso anche ad Uchi Maius.  A differenza di quanto si è detto per le necropoli di Uchi Maius, il piccolo cimitero di<em> El Ghennara </em>mostrerebbe una continuità d'uso anche per l'epoca paleocristiana, come indicato dal rinvenimento della iscrizione di <strong>[G]ratiosu(s).</strong></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7504]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[7503]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[1]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[ ]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p class="sezione">Le iscrizioni funerarie di Uchi Maius</p><p>Incise per lo più su calcare duro rossastro e calcescisto, le iscrizioni funerarie di Uchi Maius sono in larga parte costituite da <strong>stele centinate a sviluppo verticale,</strong> alcune delle quali finemente decorate. La centina a forma semicircolare oppure triangolare presenta motivi decorativi ricorrenti: rappresentazioni di fiori a calice aperti, generalmente affrontati, separati al centro da fiori a quattro petali con bulbo circolare o anche a petalo unico e  cornici destinate a definire il campo epigrafico, formate ad esempio da piccole edere concatenate. Tra le tipologie monumentali non mancano i <strong>cippi a tettuccio</strong> displuviato con timpano decorato da fiori a calice aperto, affrontati, separati da un fiore centrale, in linea con il motivo standard utilizzato per le decorazioni delle stele centinate.</p><p>Di particolare rilievo, per il loro valore simbolico funerario e per il fine artistico che si proponevano, gli elementi scolpiti sulla faccia anteriore e le facce laterali del cippo di <em>Quintus Manlius Manlianus</em>: in particolare un festone (anteriore e posteriore) con fiori a petali talvolta lanceolati opposti al classico motivo arcuato che potrebbe legarsi all'<strong>ideologia semitica della luna</strong>, accompagnata da elementi siderali, elemento di eternità in contrasto con la dissoluzione del corpo, e una roncola (faccia laterale destra) e forse un altro strumento (faccia sinistra) collegato all'agricoltura con riferimenti anch'essi alla simbologia funeraria.</p><p>Vanno ricordate poi le arule come quella con dedica al defunto <em>Femuleius</em>, ricordato attraverso un carmen in distici elegiaci.  Il ripetersi di motivi decorativi e l'esecuzione tecnica degli <strong>epitaffi funerari, </strong>hanno fatto pensare ad un gusto comune diffuso presso le officine locali che servivano un bacino di utenza non solo cittadino ma rivolto anche al territorio circostante, perlomeno agli abitanti del centro che utilizzava la necropoli di<em> El Ghennara</em>. Le stesse maestranze erano probabilmente impegnate in <strong>committenze pubbliche e private.</strong> Sui manufatti rimane traccia degli strumenti utilizzati per la lavorazione: si nota ad esempio la sbozzatura effettuata con la subbia, l'apicatura realizzata con l'ugnetta.<br/>Nel caso dell'iscrizione di <em>Gaius Durvius Citinus</em>, la lettera o il numerale V che compare dopo la sigla HSE  (hic situs est) potrebbe essere forse ricondotto ad un marchio di fabbrica (sempre che non si tratti di un elemento che richiama l?appartenenza ad una sodalitas).</p><p>Gli studi in corso hanno riguardato anche la paleografia: l'incisione delle lettere non segue un canone uniforme: si passa da lettere molto regolari ed eleganti con solco tondeggiante o triangolare a lettere irregolari; il solco è generalmente poco profondo. In alcune iscrizioni le lettere sono apicate e pedicate; la scrittura varia dalla capitale corsiva alla capitale rustica e alla capitale allungata.<br/>La punteggiatura è comunemente puntiforme ma vi sono esempi di interpunzione a spina di rosa. I formulari adottati ad Uchi Maius per gli epitafi risultano essere abbastanza semplici, caratterizzati dalla comune formula di apertura del testo<em> D(is) M(anibus) s(acrum),</em> che poneva il sepolcro sotto la protezione degli Dei Mani, seguito dal nome del defunto in caso nominativo, quasi sempre accompagnato  dall'aggettivo pius. Segue <strong>l'indicazione biometrica, </strong>espressa dalla formula vixit annis premessa alle cifre del numerale e la formula finale<em> h(ic) s(itus) e(st). </em>Nelle iscrizioni sino ad oggi ritrovate non sono presenti esempi di formulari che contemplino il riferimento al dedicante dell'epitafio. Non mancano le <strong>anomalie</strong>, le particolarità e gli errori come ad esempio alcune indicazioni quantomai approssimative del dato biometrico:<em> plurimos an(nos) vixit oppure vix(it) annis tot.</em> Un recente studio di demografia antica ha accertato per Uchi Maius la presenza frequente di    ottuagenari e di centenari, tanto da rendere l?orizzonte epigrafico locale assolutamente esemplare: <strong>la città dei macrobii</strong> in realtà doveva semplicemente rispondere alla consuetudine africana della segnalazione negli epitafi delle fasce più alte d'età a discapito della rilevazione della mortalità infantile e di quella riguardante l'età media.</p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[16]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7505]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[7503]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[2]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[ ]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p class="sezione">Il quadro etnico-sociale</p><p>L'articolazione del corpus sociale di Uchi Maius, rispecchiata dai dati presenti nelle iscrizioni funerarie, pare condizionata dalle vicende storiche, dagli assetti amministrativi, dai fenomeni di immigrazione che caratterizzarono la vita della città. Le componenti etniche e sociali rappresentate dalla documentazione epigrafica risultano principalmente costituite da elementi indigeni africani, numidi e punici e da immigrati romano-italici provenienti da diverse aree della penisola, soprattutto dall'Italia centrale con probabili concentrazioni di flussi dall'Etruria laziale. L'originaria componente locale africana è testimoniata da una serie di <strong>cognomina</strong><strong>  di ascendenza libico-punica</strong> quali <em>Diabullus, Mustulus, Nampamo, Forsum </em>e da nomi unici: <em>Atiutor, Ceserus e Nampamina</em>. Alcuni nomina quali sono di chiara origine etrusca, un ulteriore segnale della vitalità e della presenza capillare della comunità etrusca d'Africa, presente su tutto il territorio di Cartagine sin dalla conclusione della guerra giugurtina.<br/>La <strong>romanizzazione</strong> e soprattutto l'integrazione interetnica dell'area dell'Alto Tell tunisino sembrerebbe rimontare ad un'epoca piuttosto precoce, ai <strong>primi anni del I secolo d.C</strong>. ed essere avvenuta senza eccessivi traumi dal momento che il territorio numida aveva già da tempo conosciuto la presenza di immigrati italici e delle loro famiglie, grazie alla politica di assegnazioni di terre attuata prima da Mario e poi da Cesare. L'integrazione è evidente laddove si incontrano negli epitafi formule onomastiche costituite da elementi latino-romani e indigeni come nel caso ad esempio di <em>Sextus</em> <em>Aemilius Forsum</em>, cognome quest'ultimo composto da una radice libica o ancora come nel caso di <em>Cluvia Diabulla</em>, cognome derivato dal punico <em>Zabullus</em>. Un incremento del processo di romanizzazione è documentabile poi grazie alle frequenti <strong>attestazioni di gentilizi imperiali </strong>quali Iulius, <em>Flavius</em> e <em>Aurelius</em>. Le due anime (quella della cultura locale e della cultura romana importata) sembrano aver dato vita ad una koiné che non ha del tutto obliterato il tessuto socio-culturale e le tradizioni indigene della piccola comunità agricola dell'antico regno numida.   <br/>Sembrerebbe poi attestata una emigrazione locale da Cartagine verso l'interno della provincia: numerose sono infatti negli epitafi le attestazioni di tribuli dell'<em>Arnensis</em>, la tribù dei cittadini della capitale provinciale. Troppo aleatoria al fine di individuare altri eventuali flussi migratori è la valutazione relativa ai <strong>cognomina di origine etnico geografica</strong>, pure ben presenti ad Uchi Maius.  Una delle principali attività lavorative alle quali era dedita la popolazione era quella della produzione agricola, soprattutto granaria, come si può desumere ad esempio dall'attestazione in un epitafio del cognome <em>Messor</em> un <em>nomen agentis</em>, diffuso in tutta l'Africa, da mettere in relazione con l'attività di mietitura svolta dai contadini-braccianti nei numerosissimi saltus imperiali e praedia privati del territorio di Uchi Maius.</p><p><em>Paola Ruggeri, Cecilia Cazzona, Esmeralda Ughi</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[16]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
</elemento>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="1" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1886]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[necropoli.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/necropoli.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[880x419]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[294x140]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[121]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[1]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Necropoli]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Iscrizioni funerarie]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1886.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7506]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[6]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[La basilica paleocristiana]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>L'esistenza di una <em>ecclesia cathedralis uchitana </em>almeno per il periodo compreso tra gli inizi del V e la metà del VII secolo era imposta dalla menzione di un <strong>Octavianus</strong>, vescovo della<em> plebs Uci Maioris</em>, tra i sottoscrittori della conferenza di Cartagine del 411, citato senza un competitore donatista, di un <strong>Gaius</strong> scampato con la fuga all'esilio comminatogli dal re vandalo Unnerico nel 484, e di un <strong>Tripolius</strong>, documentato nel 646. La tardività dell'istituzione di una sede vescovile a Uchi Maius, forse gemmata dalla diocesi di Tibari, nota sin dal 256, deve essere posta in rapporto con la fioritura di nuove diocesi cattoliche che precedette la conferenza cartaginese del 411 in funzione della necessità di controbilanciare l'istituzione di vescovati donatisti.</p><p>Testimonianza diretta della comunità cristiana di Uchi Maius tra il IV e il VI secolo è costituita dagli <strong>epitafi</strong>, purtroppo in gran parte decontestualizzati dalle rispettive sepolture, di undici individui, <strong>Basilius, Dativus, Espedita, Eulalia, Gelia, Iulia Maiorica, Maximiliana, Porfyrius, Sorica</strong>, la cui onomastica rivela innanzitutto i culti martiriali africani, ma anche romani e in genere dell'<em>orbis christianus</em>.  Rilevante appare la <strong>presenza di iscrizioni funerarie cristiane nei centri minori del territorio di Uchi Maius,</strong> quali <em>Faid el - Ouaya</em> (dove è attestato un <em>Derisor</em>), <em>El Gennara</em> (con un personaggio maschile dal nome lacunoso) e probabilmente <em>Rihana</em> (con una Nicasia, scolastica) che segna una diffusione capillare del cristianesimo nelle aree rurali uchitane.  </p><p>Le indagini archeologiche condotte in prossimità di un marabout sede di un santuario islamico,  dal 2000 al 2002 hanno rimesso in luce un'ampia basilica, scavata solamente nel suo settore orientale considerando che su gran parte dell'edificio cristiano insiste lo stesso <em>marabout</em>, mentre parte dell'estrema navata a nord è occupata da un cimitero islamico, ancora in uso.  L'intero impianto della basilica è comunque ricostruibile, almeno nelle sue dimensioni, considerando che parte del muro di facciata è stato individuato presso i limiti di un altro saggio di scavo che ha rimesso in luce un arco onorario; le indagini archeologiche hanno inoltre consentito di leggere che la basilica ebbe almeno una fase di ristrutturazione che seguì la        primitiva fase costruttiva.</p><p>La <strong>basilica di Uchi Maius</strong>, forse la <em>ecclesia cathedralis</em> della comunità cattolica uchitana, rivela un <strong>impianto longitudinale</strong>, di m 20,85 di lunghezza per m 19,00 di larghezza, suddiviso in cinque navate, con un'abside inscritta entro un muro rettilineo.  Le navate erano suddivise da colonne di spoglio che riutilizzavano basi di tipo differente e dotate di capitelli corinzi a foglie lisce, ugualmente di riuso; le colonne poggiavano su stilobati costituiti da grandi blocchi in calcare. Sempre in calcare sono una serie di blocchi di forma allungata, inseriti nel pavimento, che recano gli incavi nei quali dovevano essere inseriti plutei o transenne; questi rendono possibile ricostruire l'organizzazione degli spazi liturgici nella zona presbiteriale e nel coro.</p><p>La pavimentazione della basilica è costituita sia nella fase originaria, sia nella seconda fase da un tappeto musivo policromo con tesserae litiche e in pasta vitrea. La <strong>pavimentazione musiva della prima fase</strong>, in tesserae di grandi dimensioni (frequenza: 28/30 per dmq) è residua parzialmente nella navata centrale, nella fascia degli intercolumni tra la nave centrale e la prima navatella laterale destra e in quest'ultima navatella; tale decorazione musiva è differenziata nelle varie parti della basilica, anche se i motivi attingono sempre ad un repertorio geometrico. La cronologia del primo tappeto musivo è basata sia sul <em>terminus ante quem</em> costituito dal mosaico più recente, riportabile forse alla seconda <strong>metà del V - inizi VI secolo</strong>, sia sui confronti africani, che consentono di datare la prima fase pavimentale nell'ambito del V secolo. La pavimentazione musiva più tarda, superstite esclusivamente in una modesta porzione nella nave centrale, è caratterizzata dall'uso di tesserae di piccole dimensioni, che compongono ancora una volta motivi geometrici variati. Il rinvenimento di un numero ingentissimo di tessere musive in pasta vitrea di piccolissime   dimensioni nell'area dell'abside può indiziare la decorazione musiva del catino absidale, mentre assume uno straordinario rilievo il rinvenimento di un medaglione in stucco, pertinente alla decorazione parietale, che reca una colomba a rilievo con le ali sottolineate da tessere musive in pasta vitrea, sormontata da una croce ugualmente definita da tessere di     mosaico. </p><p><strong>L'</strong><strong>abbandono dell'edificio si pone in contemporanea con la ruralizzazione dell'ambito urbano di Uchi Maius</strong>, forse intorno alla seconda metà del VII secolo a.C.  La ripresa di un insediamento organizzato potrebbe ascriversi ad età aghlabide, forse con la   costruzione di una moschea (individuabile nell'odierno <em>marabout</em>), che comportò l'apertura di profonde fosse di spoglio dei materiali architettonici e strutturali della basilica, per la loro riutilizzazione nell'edificio sacro islamico.</p><p><em>Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7507]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[7]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[Le terme]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Le indagini alle terme di Uchi Maius rientrano nell'ambito delle ricerche relative alle aree periurbane della città.  Al complesso, situato sul versante meridionale della collina, lungo la direttrice che collega il grande arco alla porta bizantina, sono state finora dedicate <strong>due campagne di scavo</strong> (6 ottobre - 3 novembre 2001; 3 settembre - 15 ottobre 2002), <strong>una campagna di studio reperti</strong> (marzo 2003) e <strong>una campagna di ripulitura superficiale </strong>(giugno 2004).</p><p>Prima dello scavo era visibile soltanto un'abside inclusa fronteggiata da uno spezzone murario ad andamento curvilineo interpretato anch'esso come un'abside: l'intervento del 2001 ha in effetti messo in luce un'<strong>ampia struttura a pianta trilobata</strong>, cui si lega verso est un ambiente circolare, mentre nello spazio tra i due vani è inserito un terzo dal perimetro irregolare.<br/>L'approfondimento dello scavo nel vano circolare ha consentito di identificarlo con precisione come una <strong>vasca pavimentata a mosaico</strong>; ciò ha portato a interpretare il complesso come un impianto termale. Al contempo l'indagine ha evidenziato una serie di superfetazioni che testimoniano la destrutturazione del complesso e le fasi successive fino al suo abbandono, avvenuto in piena età bizantina.</p><p>Nel 2002 lo scavo del vano trilobato ha messo in luce un <strong>piano di lastroni</strong> sotto il quale, tramite sondaggi localizzati, sono stati rinvenuti lacerti di una precedente pavimentazione musiva. Lo scavo dell'ambiente di risulta ha rivelato l'esistenza di un immondezzaio che ha restituito numerosissimi reperti (attualmente in corso di studio): i ritrovamenti numismatici ne indirizzano la cronologia verso la prima metà del VII secolo. Al di sotto degli strati di discarica è emerso un piano di lastroni in fase con quello dell'ambiente trilobato. L'asportazione dello strato di humus superficiale nell'area (iniziata nel 2002 e proseguita nel 2004) ha inoltre messo in luce il <strong>perimetro di un vasto ambiente rettangolare</strong> su cui si apre la vasca circolare: il vano, scavato solo nella porzione sud - occidentale, presenta un pavimento mosaicato in fase con quello del vano circolare, sul quale, nell'ambito della destrutturazione del complesso, è stato impostato un focolare.</p><p>Gli <strong>obiettivi delle prossime ricerche</strong> nell'area sono sintetizzabili nei seguenti punti:</p><ul><li>Definizione planimetrica del complesso termale e ricerca di ulteriori dati stratigrafici per accertarne la cronologia, finora inquadrata nell'ambito della prima metà del IV secolo sulla base di elementi planimetrici (presenza di ambienti trilobati in ambito termale) e stilistici (mosaico della vasca circolare); </li><li>Precisazione delle fasi di destrutturazione; </li><li>comprensione dei rapporti tra il complesso e la viabilità urbana.</li></ul><p><em>Alessandro Teatini, Nadia Canu</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="3" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1879]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[Pulizia_del_mosaico_nel_frigidarium_delle_terme.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/Pulizia_del_mosaico_nel_frigidarium_delle_terme.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[1536x2048]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[981]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Terme]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Pulizia del mosaico del frigidarium]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1879.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="2">
<id_immagini><![CDATA[1880]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[Terme_-_Vasca_circolare_con_mosaico_policromo.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/Terme_-_Vasca_circolare_con_mosaico_policromo.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[1024x768]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[168]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Terme]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Vasca con mosaico policromo]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1880.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="3">
<id_immagini><![CDATA[1881]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[Le_terme._campagna_2005bis.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/Le_terme._campagna_2005bis.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[393]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Terme]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Campagna di scavo]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[interni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[08/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1881.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7508]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[8]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[L'anfiteatro]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>L'anfiteatro di Uchi Maius, situato a <strong>nord della città antica</strong> oltre le mura di età bizantina, è stato finora oggetto di <strong>due</strong> <strong>campagne</strong> <strong>d</strong>i <strong>scavo</strong> realizzate nel <strong>2001</strong> e nel <strong>2002</strong> per iniziativa dell'Università degli Studi di Sassari in accordo con l'Institut National du Patrimoine de Tunisie. Le indagini, focalizzate in<strong> tre differenti settori </strong>del monumento, hanno consentito di mettere in luce alcune strutture di fondazione e un lungo segmento del muro di prospetto (settore W), un  tratto della cavea e del muro  del podium (settore  S) e la porta secondaria di accesso all'arena (settore N). </p><p>L'anfiteatro, scavato in parte nel fianco della collina di <em>H. Ed - Douâmis</em>, è costruito a struttura piena; le dimensioni generali dell'edificio, calcolate sulla base delle evidenze messe in luce nei recenti scavi, raggiungono i 57,43 x 43,21 m, misure confrontabili con quelle degli anfiteatri di <em>Thignica</em>, di <em>Agbia</em> e <em>Bulla</em> <em>Regia</em>. L'area occupata dal monumento è di 1948 mq ca. Della gradinata si conserva un tratto lungo 13,00 m ca., comprendente i tre gradini più vicini all'arena;  i gradini (altezza 0,35 m ca., larghezza 0,50 m ca.) sono costruiti in calcare marino proveniente da cave locali. La <strong>cavea</strong>, larga poco più di 8,00 m, occupa una superficie di 1156 mq ca.; quest'ultimo dato consente di stimare un numero teorico di 2889 posti a sedere. Il <strong>muro</strong> <strong>del podium</strong>, costruito in <em>opus incertum </em>(altezza residua di 2,00 m ca.), era in origine intonacato e dipinto di rosso. Per <strong>l'arena</strong>, ancora da mettere in luce, sono state stimate le dimensioni di 39,66 x 25,45 m ca.<br/>L'accesso secondario all'arena è posizionato all'estremità nord dell'asse minore ed è costituito da un largo passaggio (larghezza 2,60 m ca.) dotato di due stretti ingressi (larghezza 0,90/1,00 m ca.) e delimitato da muri realizzati in opera cementizia con paramento in blocchetti, impostati su uno zoccolo in <em>opus quadratum.</em> I muri si conservano per un alzato residuo di 4,00 m ca. fino all'imposta della volta, che era costruita a botte con due direttrici mediante l'uso dei tubi fittili. Il passaggio che conduce all'arena poteva essere chiuso da due porte localizzate nell'ingresso; è visibile in situ la soglia della porta interna.</p><p>Tra i materiali utili per fornire indizi cronologici che consentano di datare l'epoca di edificazione del monumento, si segnalano <strong>ceramiche in sigillata africana di produzione A2, C1 e C2 </strong>e un <strong>asse</strong> <strong>di bronzo</strong> attribuibile ad una emissione di Massimino il Trace databile al 236 d.C., rinvenuti nel corso dello scavo degli strati di fondazione della cavea.<br/>Sulla base della documentazione disponibile si ipotizza la costruzione dell'anfiteatro intorno alla <strong>metà del III sec. d.C.</strong>, forse nell'età dei Gordiani, periodo di particolare fervore edilizio nell'Africa Proconsolare. </p><p><em>Alessandro Teatini, Fabrizio Delussu</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="3" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1884]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[anfiteatroscavo.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/anfiteatroscavo.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2592x1944]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[2480]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Anfiteatro]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Veduta dell'area dell'anfiteatro.]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[interni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1884.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="2">
<id_immagini><![CDATA[1882]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[ingressonord.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/ingressonord.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[530]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Anfiteatro]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Ingresso nord in fase di scavo]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1882.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
<dettaglio numero="3">
<id_immagini><![CDATA[1883]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[rilievo-grafico-della-scala.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/rilievo-grafico-della-scala.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2592x1944]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[120x90]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[987]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[0]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Anfiteatro]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Rilievo grafico della scala di accesso alla cavea]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[africa romana]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[10/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1883.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<elemento>
<id_testi><![CDATA[7509]]></id_testi>
<idPadre_testi><![CDATA[6605]]></idPadre_testi>
<numOrdine_testi><![CDATA[9]]></numOrdine_testi>
<titolo_testi><![CDATA[ ]]></titolo_testi>
<sottotitolo_testi><![CDATA[La ricerca epigrafica]]></sottotitolo_testi>
<sommario_testi><![CDATA[ ]]></sommario_testi>
<citazione_testi><![CDATA[]]></citazione_testi>
<testo_testi><![CDATA[<p>Un aspetto della ricerca ad Uchi Maius è finalizzata al <strong>censimento delle iscrizioni ritrovate nella città e nel territorio limitrofo</strong>, patrimonio che sin dalla scoperta della città ha attirato l'interesse degli studiosi fornendo dati nel tempo sempre più consistenti. I primi corpora si interessavano alle iscrizioni rinvenute in varie località nella valle dell'Oued Arkou; con il <strong>volume Uchi Maius 1,</strong> dedicato ad iscrizioni inedite e a nuove letture, si pensò di delimitare l'area di indagine, escludendo siti come Henchir el Khima, Henchir ech-Chett, El-Mra Meïta, difficilmente legati a Henchir ed-Douâmis.</p><p>Il progetto, coordinato da <strong>M. Khanoussi</strong> e <strong>A. Mastino</strong>, ha portato alla compilazione di 466 schede informatiche secondo le norme del sistema <strong>P.E.T.R.A.E.</strong>, dedicate al materiale epigrafico rinvenuto nel corso di nove campagne; si è proceduto alla restituzione grafica (curata dal disegnatore S. Ganga) e fotografica (ad opera di C. Marras) dei singoli testi; non si è trascurato lo studio delle iscrizioni confluite nel volume VIII del <em>Corpus Inscriptionum Latinarum</em> (nrr. 15446-15467; 26239 - 26396), ma attualmente perdute (ben 166 testi). L'analisi dei materiali ha permesso la ricostruzione di iscrizioni danneggiate dall'uomo o dagli agenti atmosferici.</p><p>Sono stati in questo modo <strong>raccolti 549 testi,</strong> la maggior parte frammentari, pertinenti alle differenti tipologie epigrafiche.<br/>Le iscrizioni pubbliche risultano incise per lo più su blocchi di calcare grigiastro o giallastro, molto compatto e resistente, più raramente su materiali pregiati, su calcare durissimo simile al marmo, su calcare organogeno, su calcare chiaro quasi marnoso, su calcare chiaro tenero ma compatto.</p><p>Questi due ultimi materiali sono impiegati anche nell'epigrafia funeraria (i raffinati cippi e stele con decorazione floreale); la maggior parte degli epitafi, tuttavia, utilizzava un calcare rossastro molto duro ed il calcescisto. <br/>I testi documentano il <strong>culto di almeno 12 divinità</strong>, 4<em> flamines perpetui </em>e 4 s<strong>acerdotes Cererum,</strong> 1 <em>sacerdos bidentaliu[m],</em> forse 1 <em>pontifex</em>, 1 <em>sacerdos Urbis Romae Aeternae;</em> in età cristiana sono noti 1 <em>virgo</em> ed 1 <em>fidelis</em>. Le iscrizioni mostrano la <strong>titolatura di 28 imperatori e</strong> di <strong>4 donne della famiglia imperiale</strong>.  Fra i notabili si ricordano 3 senatori, <em>3 proconsoli d'Africa, 1 legatus pro pretore, 1 vir perfectissimus, 4 viri egregii, 1 praefectus fabrum, 3 equites Romani, 2 equo publico adlecti,   3 honestae memoriae viri.</em></p><p>Le iscrizioni indicano durante l'età del <em>pagus</em> l'istituto del magister (7 iscrizioni) e del <em>patronus</em> (3 iscrizioni); con la fondazione della colonia abbiamo<strong> 1 edile, 1 duoviro, 6 patroni; </strong>ad età imprecisata potrebbe risalire un <em>defensor</em>.<br/>Fra le assemblee locali domina ovviamente il ricordo dell<em>'ordo decurionum </em>(si noti la menzione di 4 <em>decuriones</em>), il <em>populus</em> è esplicitamente ricordato 4 volte, 1 volta si fa riferimento alla <em>plebs</em>; più incerta la presenza delle <em>curiae</em> (fig. 3). Il ricordo di alcuni funzionari cartaginesi prova lo stretto legame fra il pagus e la metropoli sino al 230 d.C.: <strong>1 flamen perpetuus ; 1 duovir ; 4 praefecti iure dicundo ; 1 quaestor ; 4 sacerdotes Cererum ; 1 decurio.</strong></p><p>Il rapporto con Cartagine è d'altronde sottolineato dalle 18 le attestazioni della tribù <em>Arnensis</em>, la tribù dei <em>cives</em> della capitale provinciale: è curioso notare che questa viene indicata in appena <strong>4 iscrizioni pubbliche</strong>. È documentata anche la presenza occasionale di un <em>tribulo</em> della <em>Horatia</em> (originario di Assuras o di Uthina?).  Appena 4 liberti sono ricordati in una città dove, paradossalmente, non scarseggiano gli antroponimi greci (13 uomini e 4 donne), alcuni dei quali traduzione di nomi punici.</p><p><em>Antonio Ibba</em></p><p><em>Testo tratto dal catalogo della mostra "La collina dei sotterranei. Un decennio di scavi in Tunisia" (Sassari, Tunisi, Rabat 2004).</em></p>]]></testo_testi>
<dataRif_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataRif_testi>
<dataSys_testi><![CDATA[11/05/2007]]></dataSys_testi>
<paginaXml_testi><![CDATA[]]></paginaXml_testi>
<paginaEsterna_testi><![CDATA[]]></paginaEsterna_testi>
<proiettore_testi><tabellaCollegata tipo ="proiettori"><id_proiettori><![CDATA[2]]></id_proiettori>
<descrizione_proiettori><![CDATA[testi]]></descrizione_proiettori>
<pagina_proiettori><![CDATA[/php/proiettoreTesti.php]]></pagina_proiettori>
</tabellaCollegata></proiettore_testi>
<attivo_testi><![CDATA[1]]></attivo_testi>
<anteprimaIndice_testi><![CDATA[0]]></anteprimaIndice_testi>
<owner_testi><![CDATA[1]]></owner_testi>
<manutenzione_testi><![CDATA[0]]></manutenzione_testi>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="1" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1782]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[epigrafe.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/epigrafe.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[2048x1536]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[180x210]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[859]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[1]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Uchi Maius]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Base di statua equestre dell'imperatore Settimio Severo]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[interni]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[18/05/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1782.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</elemento>
<dettagli  tabella="immagini"   nomecampi="immagini"   numero="1" >
<dettaglio numero="1">
<id_immagini><![CDATA[1728]]></id_immagini>
<nomefile_immagini><![CDATA[generalescavobis.jpg]]></nomefile_immagini>
<nomefileP_immagini><![CDATA[/thumbs/generalescavobis.jpg]]></nomefileP_immagini>
<dimgrande_immagini><![CDATA[1698x1218]]></dimgrande_immagini>
<dimpiccola_immagini><![CDATA[227x163]]></dimpiccola_immagini>
<dimK_immagini><![CDATA[195]]></dimK_immagini>
<bitRate_immagini><![CDATA[]]></bitRate_immagini>
<colore_immagini><![CDATA[a colori]]></colore_immagini>
<formato_immagini><![CDATA[JPEG]]></formato_immagini>
<copertina_immagini><![CDATA[1]]></copertina_immagini>
<titolo_immagini><![CDATA[Scavi ad Uchi Maius]]></titolo_immagini>
<descrizione_immagini><![CDATA[Archeologi impegnati nello scavo delle terme]]></descrizione_immagini>
<testo_immagini><![CDATA[]]></testo_immagini>
<chiavi_immagini><![CDATA[uchi maius]]></chiavi_immagini>
<categoria_immagini><![CDATA[esterni, edifici]]></categoria_immagini>
<tipo_immagini><tabellaCollegata tipo ="tipiImmagini"><id_tipiImmagini><![CDATA[1]]></id_tipiImmagini>
<descrizione_tipiImmagini><![CDATA[immagini]]></descrizione_tipiImmagini>
<directory_tipiImmagini><![CDATA[/immagini/foto/]]></directory_tipiImmagini>
</tabellaCollegata></tipo_immagini>
<dataRif_immagini><![CDATA[05/03/2007]]></dataRif_immagini>
<paginaXml_immagini><![CDATA[/xml/immagini/immagine1728.xml]]></paginaXml_immagini>
<p360Barcolor_immagini><![CDATA[]]></p360Barcolor_immagini>
<p360Auto_immagini><![CDATA[]]></p360Auto_immagini>
<p360Fov_immagini><![CDATA[0]]></p360Fov_immagini>
<p360Fovmax_immagini><![CDATA[]]></p360Fovmax_immagini>
<p360Fovmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Fovmin_immagini>
<p360Tilt_immagini><![CDATA[0]]></p360Tilt_immagini>
<p360Tiltmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmax_immagini>
<p360Tiltmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Tiltmin_immagini>
<p360Pan_immagini><![CDATA[0]]></p360Pan_immagini>
<p360Panmax_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmax_immagini>
<p360Panmin_immagini><![CDATA[0]]></p360Panmin_immagini>
<attivo_immagini><![CDATA[1]]></attivo_immagini>
<owner_immagini><![CDATA[16]]></owner_immagini>
</dettaglio>
</dettagli>
</pagina>
